Venezuela, la Dea contro Diosdado Cabello

 

- Geraldina Colotti, 20.05.2015 “Il Manifesto”

Caracas. Un articolo del Wall Street Journal rilancia l'inchiesta di Abc

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Diosdado Cabello in piazza a Caracas

 © Reuters

 

Dio­sdado Cabello nel mirino della Dea, l’agenzia anti­droga fede­rale Usa. Il pre­si­dente del par­la­mento vene­zue­lano sarebbe sotto inchie­sta per nar­co­traf­fico insieme ad altri alti fun­zio­nari del suo governo, pre­sie­duto da Nico­las Maduro.

Lo ha affer­mato un arti­colo del Wall Street Jour­nal, subito ripreso da El Pais e dai suoi ripe­ti­tori nostrani. Tutto parte da una “inchie­sta” di Abc, il gior­nale con­ser­va­tore che, in Spa­gna, ampli­fica rumori e cam­pa­gne delle destre nor­da­me­ri­cane e europee.

Quarto dei cin­que gruppi media­tici che con­trol­lano il 95% dell’opinione pub­blica spa­gnola, Abc è in prima fila nella “guerra sporca” con­tro il Vene­zuela e i paesi pro­gres­si­sti dell’America latina. A fine gen­naio, ha ripor­tato le affer­ma­zioni di un ex capo­scorta di Cabello, fug­gito negli Usa e ora testi­mone sotto pro­te­zione (il mani­fe­sto ne aveva par­lato in un arti­colo del 4 febbraio).

Si tratta dell’ex capi­tano Leamsy Sala­zar, che a dicem­bre sarebbe corso in brac­cio alla Dea non prima di aver fatto scalo in Spa­gna per diverse set­ti­mane. In base alle sue dichia­ra­zioni, ripor­tate in pompa magna da Abc, Cabello sarebbe a capo di una vasta rete di nar­co­traf­fico gestita dal car­tello di los Soles, com­po­sto prin­ci­pal­mente da militari.

Una rete che dirot­te­rebbe il traf­fico di droga, pro­ve­niente dalla Colom­bia e gestito dalle Farc, verso gli Stati uniti e l’Europa. E con la com­pli­cità di mili­tari cubani. Sotto accusa come gestore delle finanze spor­che, un fra­tello del pre­si­dente del par­la­mento vene­zue­lano, che sovrin­tende all’agenzia tri­bu­ta­ria e delle dogane (Seniat). Il denaro ver­rebbe “lavato” attra­verso l’impresa petro­li­fera di Stato Pdvsa, e per que­sto è stato chia­mato in causa anche Rafael Rami­rez che l’ha diretta fino al 2014, prima di essere nomi­nato amba­scia­tore al Con­si­glio di sicu­rezza Onu.

Cilie­gina sulla torta, l’accusa di legami con “il ter­ro­ri­smo isla­mico” per il gover­na­tore dello stato Ara­gua Tareck el Ais­sami. Affer­ma­zioni che Abc mette in rela­zione con quelle di altri “pro­fu­ghi della giu­sti­zia” vene­zue­lana, alti papa­veri fug­giti negli Usa con i soldi dei contribuenti.

Mafia, droga e ter­ro­ri­smo… Il solito qua­dro per giu­sti­fi­care attac­chi e san­zioni, debi­ta­mente pre­pa­rato dalla pro­pa­ganda media­tica. Man­cano solo le armi chi­mi­che, già evo­cate in alcune fic­tion di marca Usa (che hanno susci­tato le pro­te­ste vene­zue­lane e le rela­tive scuse dei produttori).

L’articolo di Abc è ser­vito a soste­nere la furi­bonda cam­pa­gna delle destre nor­da­me­ri­cane che ha por­tato al decreto Obama, emesso il 9 marzo con­tro il Vene­zuela: nel quale il pre­si­dente Usa ha defi­nito il governo Maduro “una minac­cia ecce­zio­nale” per la sicu­rezza del suo paese. Un ten­ta­tivo per imporre anche a Cuba un cam­bio di indi­rizzo nei con­fronti di Cara­cas, come con­tro­par­tita per il pro­se­gui­mento del “disgelo” con gli Usa, ini­ziato il 17 dicembre.

Dai cin­que con­ti­nenti si sono però rac­colte firme per chie­dere a Obama di rico­no­scere l’insensatezza del prov­ve­di­mento: emesso nei con­fronti di un paese di pace che, con­tro venti e maree, con­sa­cra il grosso dei pro­venti petro­li­feri agli inve­sti­menti sociali. Al VII ver­tice delle Ame­ri­che, che si è svolto a Panama l’11 e 12 aprile, gli Usa sono rima­sti soli con il Canada, ma il prov­ve­di­mento non è rien­trato. Anzi.

Gli spon­sor di quei gol­pi­sti vene­zue­lani come Leo­poldo Lopez o Maria Corina Machado, che prima ci hanno pro­vato con­tro Cha­vez, sono stati amni­stiati e ora ci ripro­vano con­tro Maduro, hanno annun­ciato un ina­spri­mento del decreto Obama. E in que­sto qua­dro si può leg­gere que­sto nuovo siluro mediatico.

Cabello ha sporto que­rela e per que­sto è stato accu­sato di voler imba­va­gliare la stampa (che in Vene­zuela è pre­va­len­te­mente in mano ai grandi gruppi pri­vati). Maduro ha denun­ciato che la Spa­gna “del raz­zi­sta” Rajoy capeg­gia l’aggressione con­tro il suo paese. Ne è seguita una crisi diplomatica.

Durante una visita uffi­ciale a Cara­cas, il mini­stro degli Esteri pale­sti­nese, Riad al Malki, ha detto di aver incon­trato in Vati­cano il capo della diplo­ma­zia spa­gnola, Jose Manuel Garcia-Margallo, che gli ha chie­sto di mediare tra Cara­cas e Madrid, e di essere dispo­sto a farlo.

A otto­bre, Rajoy ha rice­vuto Lilian Tin­tori, moglie di Leo­poldo Lopez, sotto pro­cesso per le vio­lenze dell’anno scorso e non ha lesi­nato com­menti male­voli con­tro il governo Maduro. Ma con­tro il socia­li­smo vene­zue­lano si evi­den­ziano le “lar­ghe intese” tanto in uso in Europa. Ex pre­si­denti di estrema destra e di “centro-sinistra” hanno fir­mato un appello in favore dei gol­pi­sti in car­cere. Felipe Gon­za­lez, che ha rei­te­rato la sua inten­zione di difen­dere Lopez e di tor­nare in Vene­zuela nono­stante il par­la­mento lo abbia dichia­rato “per­sona non grata”, capeg­gia la caro­vana dalla Spagna.

E dai media spa­gnoli, grandi spon­sor dell’ex can­di­dato anti­cha­vi­sta Hen­ri­que Capri­les, è ripar­tita la cam­pa­gna elet­to­rale con­tro la sini­stra vene­zue­lana: in vista delle par­la­men­tari, che si ter­ranno nell’ultimo tri­me­stre del 2015. Il par­tito di Capri­les, Pri­mero Justi­cia, ha vinto le pri­ma­rie dell’opposizione, riu­nita nel car­tello della Mesa de la Uni­dad demo­cra­tica. Un’elezione scar­sa­mente par­te­ci­pata, segnata dalle pole­mi­che interne per i col­legi blin­dati e caro-pagata dai can­di­dati, a cui sono state richie­ste forti somme. Ma per i grandi media, che da anni insi­stono per ren­dere accet­ta­bile e appe­ti­bile il liti­gioso campo dell’opposizione, si è trat­tato di un suc­cesso pro­met­tente: per il ritorno in tromba del neoliberismo.